SACCA XL
  • Chiara Sorgato, La mente suprema, olio su tela, cm 80×100, 2019

    3,250.00

    Chiara Sorgato, La mente suprema, olio su tela, cm 80×100, 2019

     

    Note sulla ricerca artistica.

    Il suo lavoro pone principale attenzione sui fenomeni sociali e sull’atteggiamento umano nel suo essere sociale. Negli ultimi anni alla sua ricerca ha affiancato lo studio dei dati statistici, un connubio insolito tra pittura, data analysis e data visualization, al fine di offrire ai fruitori, non solo un punto di vista individuale, ma un dato di fatto confermato dal dato statistico. Nel complesso la sua ricerca è una riflessione sul potere, sulle fallacie umane e sui legami, spesso diseguali, tra parti o tra ragione e necessità.

    Biografia breve

    Padova (1985). Diplomata nel 2004 al Liceo Artistico Amedeo Modigliani di Padova. Diploma di I livello in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Venezia nel 2010.
    Nel 2012 è assegnataria di una residenza d’artista presso gli atelier della Fondazione Bevilacqua la Masa di Venezia. Vive e lavora a Milano.

  • Chiara Sorgato, Mangia e godi, olio su tela, cm 54×38, 2017

    1,650.00

    Chiara Sorgato, Mangia e godi, olio su tela, cm 54×38, 2017

     

    Note sulla ricerca artistica.

    Il suo lavoro pone principale attenzione sui fenomeni sociali e sull’atteggiamento umano nel suo essere sociale. Negli ultimi anni alla sua ricerca ha affiancato lo studio dei dati statistici, un connubio insolito tra pittura, data analysis e data visualization, al fine di offrire ai fruitori, non solo un punto di vista individuale, ma un dato di fatto confermato dal dato statistico. Nel complesso la sua ricerca è una riflessione sul potere, sulle fallacie umane e sui legami, spesso diseguali, tra parti o tra ragione e necessità.

    Biografia breve

    Padova (1985). Diplomata nel 2004 al Liceo Artistico Amedeo Modigliani di Padova. Diploma di I livello in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Venezia nel 2010.
    Nel 2012 è assegnataria di una residenza d’artista presso gli atelier della Fondazione Bevilacqua la Masa di Venezia. Vive e lavora a Milano.

  • Cristina Gardumi, Cheerleader 1, inchiostro, caffè e gouache su quadernone a righe di prima, cm 42×29,5, 2023

    700.00

    Cristina Gardumi, Cheerleader 1, inchiostro, caffè e gouache su quadernone a righe di prima, cm 42×29,5, 2023.

     

    Note sulla ricerca artistica.

    Qualunque sia il supporto (carte, foto, tessuti), l’artista immagina i suoi personaggi come attori in scena. Sono uomini e animali insieme perché lo zoomorfo rappresenta per lei la sintesi del vivente, una specie di archetipo che in sé ha l’essere umano, l’unica creatura che conosce la colpa e la nomina, e l’animale, l’innocente per eccellenza.

    La nostra memoria collettiva riconduce le persone-animali invariabilmente al mondo dell’infanzia e della favola e l’adulto tende a classificare questo tipo di opera come “illustrazione per bambini”; la Gardumi cerca di sfruttare questo  linguaggio familiare usandolo in modo insolito, a volte straniante o ambiguo.

  • Cristina Gardumi, Io, inchiostro e gouache oro su cotone, cm 120×68, 2017

    1,400.00

    Cristina Gardumi, Io, inchiostro e gouache oro su cotone, cm 120×68, 2017.

    Note sulla ricerca artistica.

    Qualunque sia il supporto (carte, foto, tessuti), l’artista immagina i suoi personaggi come attori in scena. Sono uomini e animali insieme perché lo zoomorfo rappresenta per lei la sintesi del vivente, una specie di archetipo che in sé ha l’essere umano, l’unica creatura che conosce la colpa e la nomina, e l’animale, l’innocente per eccellenza.

    La nostra memoria collettiva riconduce le persone-animali invariabilmente al mondo dell’infanzia e della favola e l’adulto tende a classificare questo tipo di opera come “illustrazione per bambini”; la Gardumi cerca di sfruttare questo  linguaggio familiare usandolo in modo insolito, a volte straniante o ambiguo.

  • Cristina Gardumi, Talete, inchiostro, caffè e gouache su carta velina, cm 90 x 110, 2018

    2,000.00

    Cristina Gardumi, Talete, inchiostro, caffè e gouache su carta velina, cm 90 x 110, 2018.

     

    Note sulla ricerca artistica.

    Qualunque sia il supporto (carte, foto, tessuti), l’artista immagina i suoi personaggi come attori in scena. Sono uomini e animali insieme perché lo zoomorfo rappresenta per lei la sintesi del vivente, una specie di archetipo che in sé ha l’essere umano, l’unica creatura che conosce la colpa e la nomina, e l’animale, l’innocente per eccellenza.

    La nostra memoria collettiva riconduce le persone-animali invariabilmente al mondo dell’infanzia e della favola e l’adulto tende a classificare questo tipo di opera come “illustrazione per bambini”; la Gardumi cerca di sfruttare questo  linguaggio familiare usandolo in modo insolito, a volte straniante o ambiguo.

  • Demetrio Di Grado, Saper accettare, collage e spray su muro, cm 200×200, 2024 (disponibili grafiche autenticate dell’opera)

    130.00220.00

    SAPER ACCETTARE – TOLLERANZA

    Opera di Demetrio Di Grado presentata in collaborazione con Galleria SACCA per Welcome to Paradise 7, Modica 2024.

    (l’opera rimarrà in dono alla città che in questo modo potrà ammirarla anche successivamente).

    Inoltre per l’occasione è stata realizzata anche una stampa grafica del murales modicano disponibile nei formati di cm 30×40 e 50×70. Puoi acquistarla in galleria a Modica o nel nostro sito.

     

    Negli anni ’50 il ruolo della donna era ben definito dalla cultura e dalle convenzioni sociali.
    Una donna aveva ruoli ben precisi, madre, casalinga, cuoca, angelo del focolare domestico.
    Un ruolo servile nei confronti del marito, capo di famiglia e che meritava rispetto dalla donna, il cui ruolo era appunto quello di assecondarlo e renderlo felice. Sebbene molti progressi siano stati fatti dagli anni Novanta, secondo le Nazioni Unite, nessun paese ha ancora raggiunto la completa parità di genere, anche se alcuni sono più vicini di altri.

    L’empowerment femminile continua ad essere cruciale per superare ostacoli come la discriminazione sul posto di lavoro e la disparità salariale. Anche le molestie e la violenza di genere sono, purtroppo, ancora una realtà estremamente concreta per tante donne nel mondo, come lo sono le discriminazioni date da leggi poco inclusive.

    E Come afferma Papa Francesco: Nei fatti la pari dignità della donna non viene riconosciuta!
    Molte le donne sfruttate ed emarginate, vittime di abusi,  ma non dobbiamo privare le donne “della loro voce”. Il Papa sottolinea come a parole tutti si dicano d’accordo “che uomini e donne hanno pari dignità come persone”, nella pratica, però, “questo non accade”.

    Il messaggio sugli occhi, oltre che censura, è cifra stilistica e firma #DEMETRIODIGRADO

    “accettare” :
    è comprendere che quando reagiamo con dolore o disagio ad un comportamento, non possiamo cambiarlo ma solo osservarlo, prenderne atto e muoverci di conseguenza.

    “Saper accettare”:
    è anche un primo passo verso la tolleranza, purtroppo!

  • Demetrio Di Grado, serie Ricominciare dalla fine, I sogni non sono mai come li proietti, collage analogico, cm 29,7×21, 2019

    500.00

    Demetrio Di Grado, serie Ricominciare dalla fine, I sogni non sono mai come li proietti, collage analogico, cm 29,7×21, 2019

     

    Note sulla ricerca artistica.

    Uomini, donne, bambini, con gli occhi coperti da una frase che definisce il senso dell’opera: un messaggio che attraversa il tempo fino a raggiungere il nostro presente. Occhi che parlano. La sua firma.

    Serie RICOMINCIARE DALLA FINE – 2019

    È una sorta di rilettura del tema del paesaggio antropico e architettonico in cui uomini, donne, bambini costruiscono paesaggi umani le cui entità fisiche, di qualsiasi natura esse siano, si alternano rigenerandosi in altre forme e producendo nuove connessioni in un confronto serrato a tratti drammatico su problematiche più contemporanee e rivolte alla società mettendo in gioco tematiche come l’ambiente, la politica e il futuro. «Un’architettura talmente illogica da sconvolgere, paradossalmente, per coerenza e attaccamento alla realtà innescando un corto circuito tra ciò che viviamo e ciò che abbiamo vissuto per mezzo di altri. Un loop temporale in cui ogni cosa si ripete sotto forme differenti e che esprime la propria verità negando le più ferree regole della sintassi artistica per crearne sempre di nuove e sorprendenti, fino a raggiungere quella pulizia compositiva che ne giustifica l’azzardo letterario e lo sguardo verso un mondo tutto da ri-costruire.»

    Francesco Piazza

  • Demetrio Di Grado, serie Ricominciare dalla fine, Impassibile, collage analogico, cm 29,7×21, 2019

    500.00

    Demetrio Di Grado, serie Ricominciare dalla fine, Impassibile, collage analogico, cm 29,7×21, 2019 (opera unica).

     

    Note sulla ricerca artistica.

    Uomini, donne, bambini, con gli occhi coperti da una frase che definisce il senso dell’opera: un messaggio che attraversa il tempo fino a raggiungere il nostro presente. Occhi che parlano. La sua firma.

    Serie RICOMINCIARE DALLA FINE – 2019

    È una sorta di rilettura del tema del paesaggio antropico e architettonico in cui uomini, donne, bambini costruiscono paesaggi umani le cui entità fisiche, di qualsiasi natura esse siano, si alternano rigenerandosi in altre forme e producendo nuove connessioni in un confronto serrato a tratti drammatico su problematiche più contemporanee e rivolte alla società mettendo in gioco tematiche come l’ambiente, la politica e il futuro. «Un’architettura talmente illogica da sconvolgere, paradossalmente, per coerenza e attaccamento alla realtà innescando un corto circuito tra ciò che viviamo e ciò che abbiamo vissuto per mezzo di altri. Un loop temporale in cui ogni cosa si ripete sotto forme differenti e che esprime la propria verità negando le più ferree regole della sintassi artistica per crearne sempre di nuove e sorprendenti, fino a raggiungere quella pulizia compositiva che ne giustifica l’azzardo letterario e lo sguardo verso un mondo tutto da ri-costruire.»

    Francesco Piazza

  • Demetrio Di Grado, serie Ricominciare dalla fine, Mi nutro di fastidio, collage analogico, cm 29,7×21, 2019

    500.00

    Demetrio Di Grado, serie Ricominciare dalla fine, “Mi nutro di fastidio”, collage analogico, cm 29,7×21, 2019

     

    Note sulla ricerca artistica.

    Uomini, donne, bambini, con gli occhi coperti da una frase che definisce il senso dell’opera: un messaggio che attraversa il tempo fino a raggiungere il nostro presente. Occhi che parlano. La sua firma.

    Serie RICOMINCIARE DALLA FINE – 2019

    È una sorta di rilettura del tema del paesaggio antropico e architettonico in cui uomini, donne, bambini costruiscono paesaggi umani le cui entità fisiche, di qualsiasi natura esse siano, si alternano rigenerandosi in altre forme e producendo nuove connessioni in un confronto serrato a tratti drammatico su problematiche più contemporanee e rivolte alla società mettendo in gioco tematiche come l’ambiente, la politica e il futuro. «Un’architettura talmente illogica da sconvolgere, paradossalmente, per coerenza e attaccamento alla realtà innescando un corto circuito tra ciò che viviamo e ciò che abbiamo vissuto per mezzo di altri. Un loop temporale in cui ogni cosa si ripete sotto forme differenti e che esprime la propria verità negando le più ferree regole della sintassi artistica per crearne sempre di nuove e sorprendenti, fino a raggiungere quella pulizia compositiva che ne giustifica l’azzardo letterario e lo sguardo verso un mondo tutto da ri-costruire.»

    Francesco Piazza

  • Demetrio Di Grado, serie Ricominciare dalla fine, Ossessione _ ingranaggi della nostalgia, collage analogico, cm 29,7×21, 2019

    500.00

    Demetrio Di Grado, serie Ricominciare dalla fine, Ossessione _ ingranaggi della nostalgia, collage analogico, cm 29,7×21, 2019

     

    Note sulla ricerca artistica.

    Uomini, donne, bambini, con gli occhi coperti da una frase che definisce il senso dell’opera: un messaggio che attraversa il tempo fino a raggiungere il nostro presente. Occhi che parlano. La sua firma.

    Serie RICOMINCIARE DALLA FINE – 2019

    È una sorta di rilettura del tema del paesaggio antropico e architettonico in cui uomini, donne, bambini costruiscono paesaggi umani le cui entità fisiche, di qualsiasi natura esse siano, si alternano rigenerandosi in altre forme e producendo nuove connessioni in un confronto serrato a tratti drammatico su problematiche più contemporanee e rivolte alla società mettendo in gioco tematiche come l’ambiente, la politica e il futuro. «Un’architettura talmente illogica da sconvolgere, paradossalmente, per coerenza e attaccamento alla realtà innescando un corto circuito tra ciò che viviamo e ciò che abbiamo vissuto per mezzo di altri. Un loop temporale in cui ogni cosa si ripete sotto forme differenti e che esprime la propria verità negando le più ferree regole della sintassi artistica per crearne sempre di nuove e sorprendenti, fino a raggiungere quella pulizia compositiva che ne giustifica l’azzardo letterario e lo sguardo verso un mondo tutto da ri-costruire.»

    Francesco Piazza

  • Demetrio Di Grado, serie Ricominciare dalla fine, Questo domani, collage analogico, cm 29,7×21, 2019

    500.00

    Demetrio Di Grado, serie Ricominciare dalla fine, Questo domani, collage analogico, cm 29,7×21, 2019

     

    Note sulla ricerca artistica.

    Uomini, donne, bambini, con gli occhi coperti da una frase che definisce il senso dell’opera: un messaggio che attraversa il tempo fino a raggiungere il nostro presente. Occhi che parlano. La sua firma.

    Serie RICOMINCIARE DALLA FINE – 2019

    È una sorta di rilettura del tema del paesaggio antropico e architettonico in cui uomini, donne, bambini costruiscono paesaggi umani le cui entità fisiche, di qualsiasi natura esse siano, si alternano rigenerandosi in altre forme e producendo nuove connessioni in un confronto serrato a tratti drammatico su problematiche più contemporanee e rivolte alla società mettendo in gioco tematiche come l’ambiente, la politica e il futuro. «Un’architettura talmente illogica da sconvolgere, paradossalmente, per coerenza e attaccamento alla realtà innescando un corto circuito tra ciò che viviamo e ciò che abbiamo vissuto per mezzo di altri. Un loop temporale in cui ogni cosa si ripete sotto forme differenti e che esprime la propria verità negando le più ferree regole della sintassi artistica per crearne sempre di nuove e sorprendenti, fino a raggiungere quella pulizia compositiva che ne giustifica l’azzardo letterario e lo sguardo verso un mondo tutto da ri-costruire.»

    Francesco Piazza

  • Demetrio Di Grado, serie Ricominciare dalla fine, Tradire la stabilità, collage analogico, cm 29,7×21, 2019

    500.00

    Demetrio Di Grado, serie Ricominciare dalla fine, Tradire la stabilità, collage analogico, cm 29,7×21, 2019

     

    Note sulla ricerca artistica.

    Uomini, donne, bambini, con gli occhi coperti da una frase che definisce il senso dell’opera: un messaggio che attraversa il tempo fino a raggiungere il nostro presente. Occhi che parlano. La sua firma.

    Serie RICOMINCIARE DALLA FINE – 2019

    È una sorta di rilettura del tema del paesaggio antropico e architettonico in cui uomini, donne, bambini costruiscono paesaggi umani le cui entità fisiche, di qualsiasi natura esse siano, si alternano rigenerandosi in altre forme e producendo nuove connessioni in un confronto serrato a tratti drammatico su problematiche più contemporanee e rivolte alla società mettendo in gioco tematiche come l’ambiente, la politica e il futuro. «Un’architettura talmente illogica da sconvolgere, paradossalmente, per coerenza e attaccamento alla realtà innescando un corto circuito tra ciò che viviamo e ciò che abbiamo vissuto per mezzo di altri. Un loop temporale in cui ogni cosa si ripete sotto forme differenti e che esprime la propria verità negando le più ferree regole della sintassi artistica per crearne sempre di nuove e sorprendenti, fino a raggiungere quella pulizia compositiva che ne giustifica l’azzardo letterario e lo sguardo verso un mondo tutto da ri-costruire.»

    Francesco Piazza

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