Miriam Auteri, Guanto di sfida, olio su tela, cm 30×20, 2025
€390.00
Miriam Auteri, Guanto di sfida, olio su tela, cm 30×20, 2025
Quest’opera isola un frammento minimo — un guanto tralasciato, estraniato, privato del suo contesto di appartenenza. La superficie – vero soggetto – è morbida e lucida: una pelle artificiale che trattiene e respinge una luce gelida, oscillando tra intimità e distanza. Ambiguo involucro vuoto, evoca la traccia di un corpo ora assente ma che lo ha abitato. L’inquadratura ravvicinata sottrae l’oggetto alla sua funzione, lo affida al campo dell’indizio, della sospensione. In questa sottrazione si apre uno spazio percettivo ulteriore: un varco, un luogo in cui l’immagine trattiene qualcosa che sfugge. L’opera si inscrive così in una ricerca sulla soglia tra apparizione e occultamento: un’immagine che si offre e si ritrae, che promette un contatto ma non lo concede interamente.
Miriam Auteri (Caltagirone, 1999) è un’artista contemporanea siciliana attiva tra Palagonia e Catania. Ha esposto in gallerie di rilievo come Galleria Quam, Galleria SACCA e The AP•Art•ment, partecipando a mostre dedicate alla nuova generazione artistica italiana.
Attraverso la sua pratica pittorica, l’artista indaga la superficie come soglia: un luogo in cui la visione incontra la materia senza mai esaurirla completamente. Costruisce immagini che non narrano, ma trattengono, invitando lo sguardo a sostare e a confrontarsi con ciò che resiste alla comprensione immediata.
Ogni frammento — un oggetto, un tessuto, una ciocca di capelli — diventa indizio di una presenza, traccia capace di evocare il corpo, talvolta rivelandolo, talvolta lasciandolo appena affiorare. La sua ricerca si concentra sul punto in cui la forma si fa ambigua, dove la pittura smette di descrivere e inizia a interrogare. In questo spazio di tensione, il gesto pittorico si configura come atto di precisione e di ascolto, un attraversamento della distanza tra ciò che appare e ciò che rimane implicito.
Il processo creativo mira a una forma di chiarezza essenziale: una vibrazione interna, una superficie capace di restituire al vedere una dimensione fisica e tattile. Dopo una prima fase incentrata sull’autoritratto, il percorso dell’artista si è progressivamente aperto al quotidiano. Gli oggetti scelti sono presenze minime che conservano la memoria di un contatto; attraverso di essi riflette su come la materia trattenga la relazione con il corpo, anche nella sua assenza.
Le sue immagini non intendono riprodurre la realtà, ma concentrarla. La pittura diventa così un processo di condensazione, in cui luce e colore si misurano fino a farsi sostanza, come se ogni dettaglio, nella lucentezza della materia, potesse rivelare qualcosa di essenziale e al tempo stesso inafferrabile.
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