SACCA Focus – Intervista a Le Sette Aje

Breve nota biografica e presentazione aziendale.

Mi chiamo Cristina, ho 28 anni, e sono co-fondatrice, insieme alle mie tre sorelle Rosalia, Agata e Gabriella, dell’azienda agricola “Le Sette Aje”. L’azienda agricola è nata tre anni fa, ma raccoglie 100 anni di storia familiare, di passione per la terra e per i suoi prodotti, portata avanti con dedizione e coraggio dai nostri bisnonni, nonni e genitori. I nostri terreni si trovano nella zona della Valle del Belìce, precisamente a Contessa Entellina. Produciamo vino e olio extra vergine d’oliva in varietà autoctone, alcune rare e antichissime.

Attualmente abbiamo quattro linee di vini: il Grillo in purezza “Canaddunaschi” (in tre annate), il “Nakone” (vino rosato ottenuto dal Moscato Zucco e da una varietà d’uva molto antica e sconosciuta, ritrovata nei nostri terreni), il passito di Grillo “Donna Rosalia” e il “Cincu Stizzi” (vino rosato frizzante metodo ancestrale di Nerello Mascalese).
Accanto alla produzione di vino, vantiamo 8 linee di olio EVO, di cui la maggioranza mono-varietali molto antiche e quasi scomparse, come la profumatissima Murtiddara.

Siamo una delle pochissime aziende in Europa ad aver studiato e applicato un metodo innovativo di fare agricoltura che prende il nome di agro-omeopatia e consiste in un insieme di trattamenti assolutamente naturali volti a sostenere e supportare la pianta dalla sua struttura, salvaguardando la sua naturalezza e la sua naturalità, in modo tale che la genuinità della stessa si riversi in maniera ottimale nei suoi frutti, e quindi nei prodotti.

 

Qual è il valore, in termini materiali e non, che il territorio in cui sorge la vostra azienda riesce a darvi? In altre parole perché fate questo e perché qui?

Oltre ai panorami, alla ricchezza della terra e alle condizioni naturali di cui le nostre piantine hanno il vanto di godere, il territorio ci dà un valore immenso, fondante per l’azienda: i sapori di una cultura da veicolare, diffondere e proteggere. “Le Sette Aje” è un modo di vivere il territorio: io e Rosalia (la mia sorella maggiore) purtroppo non abitiamo più in Sicilia, ci siamo spostate a Milano ormai da più di 10 anni. L’azienda ci permette di continuare a vivere un legame forte con il territorio, che è poi specchio della nostra cultura, del nostro essere, delle nostre origini.

Facciamo agricoltura in Sicilia per scelta, perché l’agricoltura è l’economia storicamente fondante della Sicilia, e lo facciamo qui perché vogliamo vivere la nostra terra. D’altra parte, non è semplice fare agricoltura in Sicilia, e per questo abbiamo deciso di distinguerci, sviluppando un’agricoltura diversa, innovativa e tradizionale allo stesso tempo, a zero impatto ambientale, che preservi le caratteristiche delle piante, e quindi del territorio, dei suoi sapori e dei suoi profumi. Tutto questo grazie al nostro protocollo agro-omeopatico.  Gustav Thibon, filosofo francese, diceva “Non opporsi ai cambiamenti, ma impregnarli d’eterno”. Vogliamo agire, lasciare un’impronta, ma farlo nel rispetto della tradizione.

 

Quali sono le caratteristiche che rendono apprezzabili i vostri vini (o prodotti)?

Lavoriamo ogni giorno per realizzare dei prodotti che siano di altissima qualità, che rispecchino e veicolino alla perfezione il territorio da cui provengono, senza distorsioni di alcun tipo. Grazie al protocollo agro-omeopatico applicato, i nostri prodotti sono 100% naturali e proprio questa caratteristica ne definisce la bontà, la genuinità e la conseguente qualità.

In più, l’attenzione alla coltivazione e alla ricerca di varietà autoctone, tipiche del territorio, alcune rarissime e quasi scomparse, ci permette di realizzare dei prodotti unici: come ad esempio il nostro vino rosato “Nakone”, dato dall’unione di Moscato Zucco e di una varietà che abbiamo ritrovato nei nostri terreni, ma che resta ad oggi sconosciuta; sappiamo che era stata piantata dal mio bisnonno, ma neppure il test del DNA ne ha rivelato l’origine. Oppure il nostro olio EVO “Auannu”, ottenuto dalla spremitura a freddo della varietà Murtiddara, quasi scomparsa in Sicilia.

 

A cosa è impossibile rinunciare per avere un eccellente risultato del vostro prodotto?

Alla cura. Non possiamo prescindere dal prenderci cura del territorio e della pianta. Occorre porre un’attenzione costante alla pianta e al suo ciclo vitale, alle sue reazioni agli avvenimenti naturali, accompagnarla nella crescita, ma senza risultare d’intralcio, minimizzando gli interventi umani. In questo senso il nostro protocollo agro-omeopatico è stato pensato proprio per questo: sostenere la pianta e il suo naturale ciclo vitale, minimizzando la mano dell’uomo, rinforzando la struttura della stessa. Una pratica che applichiamo nel nostro protocollo, solo per fare un esempio, sono i nosòdi: la pianta viene “vaccinata” con la versione depotenziata della malattia (es. peronospora o oidio), e questo permette alla pianta di rinforzarsi e evitare di prendere la malattia qualora dovesse presentarsi.

 

Sicilia terra amara o dolce? Qual è il vostro rapporto con essa? E come vi ponete con tutto il resto?

La Sicilia è una terra dolce e amara, ma le due cose, paradossalmente, vanno in contrasto fino ad un certo punto. Il nostro rapporto con la Sicilia è il rapporto con la nostra famiglia, con le nostre origini, con le nostre tradizioni. Sicilia è “casa”, è sole e vento, è protezione. Certo, come in qualsiasi parte d’Italia, ci sono delle cose che non funzionano come dovrebbero, che ti fanno arrabbiare, che ti fanno dire “ma perché non si riesce a fare di meglio? Perché non si ha cura delle cose”. Penso che la cosa che più mi disturba forse sia proprio la non curanza di alcune persone, il dare per scontato che le cose stiano così e non possono cambiare.

Noi nel nostro piccolo vogliamo portare con “Le Sette Aje” un cambiamento, in meglio. Ma di certo la Sicilia, soprattutto se lontani, è una terra che ti entra nel cuore e non ti abbandona: io mi commuovo sempre in aeroporto, quando arrivo per la felicità e quando parto per la tristezza.

 

Cosa pensi del progetto SACCA? Ritieni che l’unione di più settori, con una sede fissa e una piattaforma online per la vendita, possano favorire la promozione aziendale e l’accessibilità a un pubblico più vasto e trasversale?

Assolutamente sì, si dice che “l’unione fa la forza” e io credo che mai frase fatta sia stata più vera. È sicuramente vero che la perseveranza è la chiave del successo, ma non bisogna sottovalutare la potenza delle relazioni, del fare networking, di essere una squadra che lavora per un unico e comune obiettivo. La cultura siciliana è così vasta e variegata che, per esprimerla in tutta la sua maestosità, occorre considerarne ogni singolo aspetto, senza tralasciarne alcuno. La musica, la poesia, la saggezza popolare, l’artigianato, l’arte, la terra, i profumi, i gusti: se trattati insieme acquistano un colore più brillante.

Il progetto SACCA serve proprio a questo scopo. Oltre alla promozione del territorio attraverso le aziende e il raggiungimento di un pubblico sempre più grande, il progetto è un vero e proprio aggregatore per veicolare un valore ancora più grande, che è appunto quello della sicilianità.

 

Esprimi un pensiero in riferimento all’attuale periodo che stiamo vivendo e agli eventuali risvolti futuri.

La situazione attuale preoccupa e sconvolge, ci ha costretti a fermarci quando la società ci ha abituati a correre senza sosta. È un periodo che ci chiede particolari attenzioni, che ha rivoluzionato le nostre quotidianità e che ci ha allontanati dalla cosa che in questo momento più ci servirebbe, i rapporti umani e i nostri cari.

Noi in qualche modo ci sentiamo fortunati perché, con le corrette precauzioni, quasi ogni giorno andiamo in campagna per portare avanti i lavori nel vigneto e nell’uliveto, ma la crisi economica inizia a farsi sentire con un certo peso. Noi continuiamo a lavorare, non ci siamo mai fermati: da un mese a questa parte stiamo lavorando alla nostra comunicazione, stiamo mettendo in piedi un e-commerce per dare ai nostri clienti una migliore esperienza d’acquisto. Continuiamo a lavorare per migliorarci come “azienda”, per raccontarvi sempre nuove storie e farvi scoprire nuovi sapori.

Non so come sarà il periodo post-covid, di certo tanti paradigmi consolidati cambieranno, e alcuni anche in maniera sostanziale, il punto importante è restare uniti, essere solidali e onesti.  Vorrei anche ringraziare i nostri clienti per l’affetto e la vicinanza che ci dimostrano in questo periodo, condividendo con noi qualche momento e qualche riflessione. Riceviamo ogni giorno foto, video e messaggi che contengono uno dei nostri prodotti accanto a piatti dall’aspetto invitante o a volti sorridenti. E sono questi volti sorridenti il nostro ‘obiettivo di business’, per dirla in termini imprenditoriali. Sono l’indicatore di quanto abbiamo fatto bene il nostro lavoro. Questi sono i “grazie” che ci fanno pensare al futuro. Appena tutto questo sarà finito, organizzeremo una mega festa con menù a cura di Nonna Rosalia!

 

Domanda jolly! Dì qualcosa che ritieni possa rappresentarvi appieno o riesca a sintetizzare al meglio il vostro lavoro, la tua persona o i vostri progetti futuri.

Non conosciamo la ricetta del successo, ma di certo crema di ricotta, “scorcia di cannolo” e un po’ di scorza d’arancia sono un buon inizio!

 

Ulteriori info e disponibilità:

https://www.sacca.online/portfolio/le-sette-aje/

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