SACCA Focus – Intervista a Ettore Pinelli

Breve nota biografica.

Ettore Pinelli (Modica, 1984). La sua ricerca è incentrata sull’osservazione dal punto di vista antropologico di aspetti relazionali della natura umana portati al limite. A partire da immagini, video ed iconografie ricavate dai media, evidenzia il rapporto interpersonale, portato allo stremo, che l’uomo contemporaneo ha con l’informazione.

Da cosa trai ispirazione?

Più che ispirazione, termine che trovo romantico e poco pratico, citerei le fonti. Da immagini e video provenienti da fonti ufficiali o amatoriali, che a volte scopro casualmente, o in altri casi, ricerco con degli obiettivi specifici, tramite Google e canali su YouTube. Sono immagini simbolo ed emblema della realtà che viviamo, reali, crude, violente e spesso sono a bassa risoluzione.

In riferimento alla tua produzione artistica, quali sono i linguaggi e i modi espressivi che prediligi?

Sono un disegnatore e pittore, la mia pratica ruota attorno a questi due media tradizionali. Negli ultimi anni, l’utilizzo della fotografia e del video ha assunto un ruolo trasversale nella mia ricerca, e da materiale di supporto è diventato anche materiale fruibile, capace di diventare esso stesso opera. Di progetto in progetto, in base alle mie necessità, interagisco con lo spazio che accoglie l’opera, attraverso interventi pittorici che lo ridisegnano strutturalmente.

C’è un motivo ben preciso che ti spinge a preferire un mezzo piuttosto che un altro?

La necessità espressiva unita alla mia sensibilità.

Potresti fornire una chiave di lettura dei tuoi lavori? Cosa ti prefiggi di trasmettere?

Io cerco di semplicemente di rappresentare. Utilizzo la pittura come uno strumento, un mezzo capace di rallentare l’azione, congelare il tempo, e infondere, più che un messaggio, dei punti interrogativi sul presente che stiamo vivendo. Le immagini – come scrive David Hockney – ci fanno vedere il mondo, e senza di esse, non sarei sicuro di quel che la gente vedrebbe.

 

Ettore Pinelli, ISTINTI PRIMARI | L’inevitabilità delle tensioni (1), fusaggine su carta, cm 30×42, 2015

 

Nel tempo è cambiato il tuo lavoro? Se sì, come si è modificato?

Non più di tanto, cerco di trovare sempre una congiunzione, tra cosa e come ho lavorato la volta precedente, con quello a cui sto lavorando adesso. Anche a distanza di anni, ritrovo sempre gli stessi gesti, gli stessi approcci, tavolozze molto ravvicinate, cambia l’iconografia magari, ma quella è sempre stata un valore instabile, transitorio.

Sicilia terra amara o dolce? Qual è il tuo rapporto con essa? E come ti poni con tutto il resto?

Terra e basta. Rispondo sempre, a chi mi chiede come vivo qui, che vivo bene, i ritmi sono quelli giusti per rimanere concentrati e lavorare bene, ma che ho la necessità di confrontarmi molto di più con l’esterno. Tutto il resto, è ciò di cui il mio lavoro necessita.

Cosa pensi del progetto SACCA? Ritieni che l’unione di più settori, con una sede fissa e una piattaforma online per la vendita, possano favorire l’accessibilità a un pubblico più vasto e trasversale?

Sicuramente sì. SACCA è un progetto che va letto trasversalmente e che ha grandi potenzialità sia nel territorio con cui per primo si confronta, che con l’esterno.

Esprimi un pensiero in riferimento all’attuale periodo che stiamo vivendo e agli eventuali risvolti futuri.

Un periodo che ci sta mettendo a dura prova e che non ci lascerà privi di conseguenze, come ho scritto in altre interviste, il mio augurio è “che mossi da una rinnovata coscienza collettiva, tutti saremo in grado di attuare un cambiamento tangibile, necessario per ricostruire il mondo secondo nuove logiche”.

Ettore Pinelli, Liquid supremacy, acquerello su carta, cm 21×29,5, 2020

 

Ulteriori info e opere disponibili:

https://www.sacca.online/portfolio/ettore-pinelli/

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